Arrigo Sacchi

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Re: Arrigo Sacchi

Messaggio Da trizio81 il Dom Mag 17, 2015 11:05 am

appena leggo Sacchi salto direttamente la notizia
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Re: Arrigo Sacchi

Messaggio Da pollo0389 il Dom Mag 17, 2015 11:32 am

Materazzi pero ancora più coglione mi sa
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Re: Arrigo Sacchi

Messaggio Da PerSempreConTe il Mar Mag 19, 2015 9:05 am

Sacchi e il Triplete dell’Inter: "Diede poco o nulla al calcio italiano"

L’ex tecnico del Milan ospite a Senza Appello su Gazzetta Tv: "Ecco tutta la mia verità, dal mio Milan alla Juve di Allegri, passando per Baggio e Gullit"

Il maestro si dà al rosa. Arrigo Sacchi ospite a “Senza Appello”, ospite di Gazzetta Tv, nel salotto di Luigi Garlando e Viviana Guglielmi. Si comincia con un gioco, quello delle tre parole. La prima è “patacca”. “Patacca è chi non ha possibilità economiche e intellettive. Io ho allenato a Rimini, la zona dei ‘patacca’...”. La seconda è un cognome, La Rosa. Bomber La Rosa del Licata, per la precisione. “Dicevano mi piacesse come Van Basten? Beh, non esageriamo... ma per la Serie C era forte. Ho messo Marco in panchina? Sì, l’uomo della società ero io, non i giocatori. Lui parlò male di me dopo una sconfitta 2-0 in casa alla stampa olandese, allora io lo portai in panchina con me a Cesena per chiedergli cosa non andasse del mio modo di vedere calcio”. La terza parola è astinenza. “L’anno della rincorsa al Napoli e del primo scudetto stringemmo un patto con i giocatori: un mese di astinenza sessuale. Dissi loro che io a più di 50 anni ancora ero sessualmente attivo e che dunque avevano tempo per godersela nella vita. Potevano rinunciare per un mese. Ma si alzò Gullit e replicò: ‘Mister, io con le palle piene non riesco a correre’”.

a polemica — Sacchi viene pungolato subito sulla polemica relativa al Triplete dell’Inter. “Non ho mai detto che è stata una vergogna come squadra - spiega Arrigo -. Ho rispetto per quel gruppo e quei giocatori. Io intendevo solo dire che quella vittoria ha dato poco o niente al nostro calcio, perché l’11 dell’Inter a Madrid era senza italiani. Perciò per il nostro movimento quel successo fu una vergogna. Io sono stato al Real Madrid, con i migliori giocatori al mondo, ma la stampa spagnola ci attaccava se non avevamo una base autoctona in squadra. Volevano giocassero i giovani della ‘cantera’ Lì ci tengono, qui in Italia no. Solo la Juve ragiona in un certo modo, le altre ingaggiano stranieri soprattutto per business. Ben vengano se sono bravi, ma non mi sembra sia proprio così in questo momento...”. Sacchi sposta il discorso sul suo Milan e le vittorie in Europa. “I tre olandesi? Non erano i migliori prima che li allenassi io. Lo sono diventati in Italia, ma la base del mio Milan erano gli italiani. Non è un caso che dal 1988 al 2000 abbiamo vinto molto di più che nel decennio successivo. E il numero di stranieri era limitato...”. Una realtà che si riflette anche sulla Nazionale. “I nostri periodi più bui - sostiene Sacchi - coincidono con l’utilizzo massiccio degli oriundi e l’aumento del numero degli stranieri in Serie A”.

il fantasista — Sacchi ha rivoluzionato il calcio col suo Milan, ma il sacchismo dei suoi seguaci non ha sempre prodotto bel gioco ed è accusato anche di aver sfruttato poco i giocatori di fantasia. “Il collettivo vale più del singolo. Van Basten non aveva mai vinto il Pallone d’Oro prima di arrivare al Milan: con un sistema di gioco e un collettivo il singolo che ha talento e lo mette al servizio della squadra viene esaltato. Ma chi gioca da solo no...”. Sacchi rifiuta l’accusa di aver “ucciso i numeri 10”: “Baggio con me in Nazionale ha fatto bene, nonostante nella Juve in quel momento non fosse nemmeno titolare. I miei seguaci? Le cose belle vengono sempre imitate. Poi i risultati non sono sempre uguali... ma il concetto di fare della bellezza l’anima di una squadra è il mio credo ancora oggi. Per questo Guardiola, che ha vinto più di me, quando mi vede mi dice: ‘Tra 25 anni vorrei essere ricordato come te’”.

la juve — Sacchi spende parole anche sulla Juve di Allegri, finalista di Champions. “Sta facendo qualcosa di straordinario - dice Arrigo -. La società ha messo al centro il gioco, hanno preso i giocatori in linea con il loro progetto, poi un bravo allenatore, Antonio Conte, che però dopo tre anni se ne è andato. Allegri? Ottimo gestore, ora deve avere più coraggio, aumentare la fiducia in sé stessa. La Juve è una squadra seria, che dà tutto. Ognuno dà il 100%, ma prima non aveva autostima in Europa”. Tutto molto bello, poi però a Berlino ci sarà Messi contro i bianconeri. “Come marcarlo? Di sistema. Con un singolo non puoi fermarlo, con la squadra sì. Ma il Barcellona non deve essere al 100%, altrimenti è durissima...”.

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